Gito Minore

Ogni singola poesia della raccolta ha un intero corpo di emozioni che non si sgretolano, anzi si uniscono e rafforzano, si sviluppano come catene buone, come legami indissolubili.
… sbucciare una alla volta/ le scorze/ che coprono la mia anima.
Il poeta ci racconta subito, con questi versi, quale sia il suo intento e non ne fa mistero. Mentre scorriamo le sue parole, infatti, troviamo la fluida e meravigliosa ferocia della vita che si nutre di ogni palpito, di ogni incontro, di ogni sforzo compiuto per ritenersi davvero intensamente vissuta.
Le scorze sono i cocci aguzzi di bottiglie citati da Montale nella sua lirica meriggiare pallido e assorto, ostacoli in cima al muro, insuperabili se non attraverso ferite e dolore.
Con un linguaggio poetico che ci regala un verso parlato schietto, è consentito al lettore di entrare senza genuflessioni e complimenti nel vivo del racconto: La notte ha/ il suo supporto musicale/ fatto di gocce/che, isolate alcune/ continue altre,/ formano la colonna sonora/ di questo film quieto/ in cui balliamo tutti/ nello stesso/ minimo secondo.
Il verso è diretto, è una strattonata verso direzioni alle volte continue, alle volte opposte confermandosi, sempre, bussola dai punti cardinali fortissimi e precisi.
In queste pagine leggiamo di amori, della centralità del corpo che ha una sua storia da raccontare che non può essere declinata al passato e al futuro ma che è sempre incentrata su un presente urgente, pressante, che chiama il nostro nome e obbliga ad amare senza ritardi. Leggiamo di un forte e irrinunciabile orgoglio vitale, profondo, essenziale e innato come umana dotazione. Poco conta se l’uomo è imperfetto, anzi deve riconoscersi tale per crescere e cambiare:
Riconosco la mia mancanza di classe/ e di talento/ e accetto che,/ dopo avere trovato/ gli allori tra le tue braccia,/ la migliore offerta/ con cui potrei avere/ festeggiato il miracolo del tuo amore/ sarebbe stata il mio silenzio./ Ma il sangue/ fu più forte.
La parola, in contrapposizione a un silenzio vile, meschino, in queste liriche trova estasi e tormento da raccontare e sempre resta centrale, quasi come un obbligo morale lei resta il mistero svelato, l’acqua purificante del Gange, il velo tolto alle ambiguità e agli alibi.
La parola, la sua confessione, soprattutto in forma poetica è il bacio sulla bocca, i versi sono le dita della bambina tutte raccolte nella mano del padre.
La poesia è prolungamento del vissuto del-l’uomo e del suo tempo, non è alchimia avvolgente, è senso di responsabilità che si snoda tra sacro e profano.
Il sacro sarà/dopo tutto/diventare umani.
Un invito, un progetto, una carezza da cui ci sentiamo di farci trasportare. Lontano, lontanissimo.

Silvana Pasanisi

La fiera del libro prevede anche il premio per il miglior autore!

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