Michela Marano

Biografia:

Marano Michela nata ad Avellino docente di materie letterarie, scrittrice. Coltiva la passione per la fotografia. Collabora per testate giornalistiche locali e con l’Università irpina del Tempo Libero. Ha pubblicato le raccolte di versi Frammenti in-versi e Fili d’aria riflessi, quest’ultima in ristampa nel mese di dicembre 2018, e in prosa Dialoghi sotterranei. Inserita con vari componimenti in antologie; vincitrice di premi internazionali di poesia e saggistica. Finalista presso la scuola CET-Autori Mogol.

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Fili d'aria riflessi

Michela Marano nasce in quella terra fertile di versi, dove la nebbia si fa fertile di affetti.  Chi vive su queste montagne non sa solo della neve e di un isolamento che in qualche tempo si fa drammatico, ma è anche terra di ascolto, anche di accoglienza di dolori altrui e di voci lontane.
Così la nostra poetessa si pone sulle strade del culto della ragione, lei sa guidare, anche su strade pericolose e dissestate. Tutto il movimento, ben stratificato dalle leggi della storia, non è mai danza, bensì passo dopo passo, che potrebbe portare, anche arrivare alle grandi finalità dell’esistere. La sua dignità è portone solido, sulla soglia approdano le foglie disperse di canti sospirati, appena dischiusi, di finestre chiuse per un abbandono obbligato.
Michela Marano non alza la voce, ma il suo incedere è fiero, cosciente di quanto la vita possa essere difficile, soprattutto per chi è figlia d’Irpinia. La poesia rispecchia per certi aspetti una limatura accorta, un canovaccio simile a quello ungarettiano, una fresatura che non deve permettere orpelli. Eppure, nella lettura accorta si insinua lieve un desiderio di esserci, di partecipare a un riscatto che deve pur venire, ed ecco lodevole l’amore per i suoi alunni, per le colleghe, la solidarietà per i terremotati, per il figlio, al quale insegna i misteri della scrittura e della parola poetica.
Si nota nell’opera una spietata sismicità, la poesia non è mai dispiegata, non ha mai il volume di un fiume gonfio, muove accorta i suoi passi, per non scivolare, per non essere troppo, né troppo poco, est modus in rebus, sembra ricordarci ad ogni verso. Il sussulto è controllato, come se la paura di cadere, la renda cauta, senza, però, perdere quell’acetum causticum che sulle ferite frigge come il fuoco.

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Frammenti in-versi

Uno stile particolarmente curato con una ricerca attenta a metafore inedite, che non rendono banali anzi arricchiscono di fascino questa voce poetica. Una ricerca interiore che testimonia ansia, ribellione con il solo intento di costruire esistenze.

Dialoghi sotterranei

Quando si affronta il tema della morte, spesso lo si fa con vergogna o eccessivo pudore. Chi ama la vita e la vive intensamente, inseguendo i propri sogni, non pensa al momento in cui essa finirà, né che si possa perdere prematuramente chi si ama. Michela Marano espone la morte coraggiosamente per quella che è nelle sue mille sfaccettature, senza il bisogno di edulcorarla con buoni sentimenti né compassione, scegliendo un linguaggio schietto e autentico. Le sue sono storie brevi, raccontate dalla viva voce dei protagonisti, che non hanno nome perché poco importa qual è la loro identità. Essi sono anime strappate alla vita in modo brutale, vittime di incidenti improvvisi, o lentamente e con agonia, come nel caso di chi scopre di essere affetto da una malattia incurabile; uomini e donne che non erano pronti a lasciare la loro esistenza terrena, andati via in un giorno come tanti, accomunati dall’ultimo viaggio verso una dimensione nuova, diversa. Storie in cui vince la vita, perché anche se la morte è ingiusta, spazza via ogni felicità e porta con sé un dolore lento e interminabile in chi resta, una volta che il cuore e l’anima escono dal corpo continuano a far sentire la propria presenza, creando una profonda e intangibile connessione con il mondo dei vivi.

La fiera del libro prevede anche il premio per il miglior autore!

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