Arte e cultura

Puntata 4:

Il libro  nella pittura

NATURA MORTA CON BIBBIA

di VINCENT VAN GOGH


Natura Morta con Bibbia è un’opera di Vincent Van Gogh eseguita nel 1885 e custodita al Van Gogh Museum di Amsterdam.

Non è annoverata tra le opere più famose del pittore, ma è emblematica in quanto rappresenta perfettamente il rapporto che l’artista aveva con la sua famiglia ed è ricca di significati nascosti.

Van Gogh ha dipinto anche quest’opera, come tante altre, mentre si trovava nella città di Neunen, il luogo dove vivevano i suoi genitori, sette mesi dopo la morte del padre.

All’interno della composizione, Il primo oggetto a catturare lo sguardo dell'osservatore è un'enorme Bibbia con la rilegatura in pelle aperta sul capitolo numero 53 del Libro di Isaia,

ovvero l’ode nella quale si menziona l’arrivo del servo di Dio.

La sacralità del colosso biblico ci fa intuire la ferrea religiosità del padre.

Sulla destra della composizione troviamo una candela spenta che simboleggia la precarietà della vita, probabilmente un’allusione alla morte del padre e alla sfiducia nei confronti della religione da parte dell’autore, che un tempo aveva, invece, trovato sostegno in essa.

 

L’artista esprime il suo difficile rapporto con il padre contrapponendo da una parte la gigantesca Bibbia, e dall’altra “La Joie de vivre” di Émile Zola. Infatti, in primo piano è rappresentata l’opera del celebre scrittore francese, uno tra gli autori preferiti da Van Gogh, e tra i più odiati del padre. Anche il colore giallo della copertina ha un significato preciso: sottolinea la tensione ideologica e religiosa tra l’autore e il padre, il quale polemizzava sulla pittura tonale dei naturalisti francesi, considerandoli immorali.

In questa opera emergono una serie di opposizioni tra grande e piccolo, aperto e chiuso, monocromo e colorato.


Rubrica a cura di Annachiara Di Salvio

Annachiara Di Salvio è un'artista, nata ad Avellino nel 1990.

Nel 2009 si è diplomata presso il Liceo d'arte '' Paolo Anania De Luca”  (sezione Beni culturali). Nel 2013 ha conseguito la laurea in Beni culturali con una tesi in Storia dell’arte moderna e nel 2016 la Laurea Magistrale in critica d’arte presso l'Università degli studi di Salerno.  
Nello stesso anno  ha acquisito la qualifica di tecnico del restauro rilasciata dal Ministero dei Beni Culturali e del Turismo ed ho collaborato immediatamente con restauratori per interventi in cantiere e in laboratorio. 

Ha partecipato a diverse mostre ed esposizioni tra cui "Giffoni film festival" e "Fiera d'arte Genova" ed espone presso varie gallerie d'arte nazionali.


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Archivio puntate

Puntata 1:

Il libro  nella pittura


“Scompartimento C, Carrozza 293”

DI EDWAED HOPPER

 

Un libro ci fa sentire meno soli, ci fa esplorare nuovi luoghi, ci regala conoscenza e soprattutto ci fa sfuggire alla realtà che ci opprime facendoci viaggiare con la fantasia.

I libri hanno da sempre catturato l'interesse di tutti e ovviamente anche quello di celebri pittori i quali hanno fatto del libro il protagonista dei loro dipinti.

Uno tra questi è “Scompartimento C, Carrozza 293” di Edward Hopper del 1938.

Lo statunitense Edward Hopper, ritenuto il miglior pittore realista americano del XX secolo, è noto per aver ritratto la malinconia e la solitudine della società del suo tempo focalizzando la sua attenzione soprattutto sui solitari, su figure immobili ed isolate.

Hopper era affascinato anche dai treni e nell'opera in questione l'artista ritrae una donna sola seduta nella carrozza di un treno, assorta nella lettura del suo libro e probabilmente anche nei suoi pensieri.

Il forte contrasto tra luce ed ombra accentua quel senso di mistero che caratterizza tutte le opere di Hopper.

Le sue immagini seminano indizi, pongono degli interrogativi, in questo caso ad esempio: lalettrice è sola e quindi sta trovando conforto e compagnia nel suo libro preferito oppure nonostante la stanchezza, arrivata dopo una dura giornata di lavoro, ha riaperto il libro per poter continuare la lettura in pace non riuscendo a ritagliare altri spazi liberi durante la giornata piena di impegni?

La lettrice è concentrata? Preoccupata? Assorta? Sicuramente indifferente agli splendidi panorami fuori dal finestrino.

Non vi è alcuna risposta nell'opera e ciò può indurre lo spettatore a perdersi nell’immaginazione per completare la narrazione e respirare quell'atmosfera di pace che proprio i libri riescono a regalarci.

 

 


Puntata 2:

Il libro  nella pittura


Madonna del libro

di Sandro Botticelli

 

Uno dei capolavori di Sandro Botticelli, realizzato probabilmente tra il 1475 e il 1480, nella sua piena maturità artistica.

Si tratta di un dipinto da cavalletto quindi destinato alla collezione privata. Non abbiamo informazioni riguardo il committente ma doveva essere particolarmente benestante in quanto il restauro ha rivelato l’utilizzo di materiali estremamente preziosi: l’oro in conchiglia e il lapislazzuli, quest’ultimo utilizzato in tutto il manto della Madonna. Questo dipinto è particolarmente interessante perché ricco di allusioni simboliche, ad esempio: sulla veste di Maria c’è una stella ricamata che ricorda la stella cometa seguita dai Re Magi per portare i doni a Gesù appena nato.

Come si può intuire dal titolo, protagonista del dipinto è anche il libro che Maria sta sfogliando e leggendo e che si trova sulla sinistra della composizione. Molto interessante constatare che alcuni dei brani riportati sono leggibili e riconducibili al Libro di Isaia(l'annuncio profetico del concepimento e della nascita del Salvatore da parte della Vergine), ma i dettagli dell’impaginazione, i caratteri utilizzati e la forma del testo ricordano il Libro d’Ore, un testo per la preghiera quotidiana.

L’interno del dipinto è un interno domestico il quale riceve una luce che apparentemente proviene dalla finestra ma in realtà invade tutta la stanza e i personaggi in primo piano: la Madonna e il Bambino; si tratta di una luce spirituale, mistica che sottolinea la morbidezza delle forme.

La Vergine è pervasa da un velo di tristezza, mentre il Bambino, gioioso, è inconsapevole che sta tenendo tra le mani uno dei simboli della passione: la corona di spine che simboleggia il suo tragico futuro (probabilmente aggiunta successivamente, ma perfettamente congruente al significato del dipinto).

La ciotola in ceramica bianca e blu, tipica della produzione fiorentina, accoglie una serie di frutti, non causali ma carichi di significati simbolici: le ciliegie rappresentano il sangue versato, i fichi la resurrezione o la salvezza, le prugne la dolcezza dell’amore divino.

 

 


Puntata 3:

Il libro  nella pittura


Il bibliotecario

di Arcimboldo

 

Passato alla storia per il suo modo bizzarro di ritrarre i suoi committenti, Giuseppe Arcimboldo (Milano, 1527 – 1593) operò prevalentemente negli anni del Manierismo e si distinse per il carattere originale e innovativo delle sue opere.

Dopo la sua morte venne rapidamente dimenticato, fino al Novecento, quando venne riscoperto da maestri del surrealismocome Dalì che trassero ispirazione dal suo modo di giocare con gli oggetti.  Nelle celebri teste composte, l’artista sfruttava oggetti inanimati (ortaggi, frutta, libri) per riprodurre teste e volti.

La particolare tecnica di Arcimboldo si basa sulla “pareidolia”, ossia il meccanismo visivo che ci spinge a riconoscere sembianze umane e familiari anche in soggetti dalla forma più insolita.

La scelta degli oggetti non è casuale, infatti ogni elemento della composizione ha un valore simbolico come nel caso dell’opera “Il bibliotecario” del 1566, in cui l’artista ritrae il suo committente usando, appunto, dei libri.

L’opera sorprende per la sua originalità e, osservandola bene, sinota subito che il vestito è una tenda, il corpo piramidale è composto completamente da una pila di libri mentre il volto è formato da libricini. Il naso è il dorso di un libro e perfino la guancia risulta creata dalla copertina che contribuisce con il nastro a raffigurare l’orecchio.

La folta capigliatura è in realtà un libro aperto, due libri sovrapposti compongono invece l’avambraccio e dei segnalibri formano le dita, per la barba il pittore ha utilizzato un piumino per spolverare. Come in tutte le altre opere di Arcimboldo, lo spettatore cerca di osservare e riflettere sui dettagli, ricostruire un volto assemblando tutti i suoi pezzi e seguire la magica intuizione del pittore.

Il dipinto fu condotto in Svezia nel 1648, dopo che l'esercito svedese saccheggiò il Castello di Praga in seguito all'assedio della città che segnò la fine della Guerra dei Trent'anni,


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