Dante Alighièri. (diminutivo di Durante di Alighiero) nacque a Firenze nel 1265 da una famiglia guelfa di Firenze. Studiò grammatica e filosofia probabilmente presso i francescani di S. Croce e successivamente retorica a Bologna. Partecipò alla vita politica di Firenze e diventò uno dei Priori e dedicò la maggior parte delle sue energie a contrastare i piani di Bonifacio VIII e del suo alleato Carlo II d'Angiò che considerava una minaccia per Firenze.

Amico di Guido Cavalcanti, partecipò con lui e con altri poeti al movimento del Dolce Stil Novo. Cominciò ben presto a scrivere e gran parte delle sue rime giovanili sono dedicate ad una donna di nome “Beatrice”, identificata con la figlia di Folco Portinari, sposata con Simone de' Bardi e morta nel 1290. Nacque tra il 1922-1923 la Vita Nuova, opera in versi e prosa in cui Dante rielabora la storia spirituale del suo amore con Beatrice.

Dante Alighieri, soprannominato il “Sommo Poeta”, è considerato il padre della lingua italiana e la sua fama è dovuta soprattutto alla sua celebre opera Commedia, meglio nota come Divina Commedia (soprannominata così da Boccaccio). Considerata la più grande opera scritta in lingua italiana e uno dei maggiori capolavori della letteratura mondiale, la Divina Commedia è espressione della cultura medievale.

Come si può ben vedere dai vari dipinti a lui dedicati, il volto del poeta era assai spigoloso e con il naso aquilino, come figura nel celebre dipinto di Botticelli. Fu Giovanni Boccaccio, nel suoTrattatello in laude di Dante, a fornire questa descrizione fisica:

«Fu adunque questo nostro poeta di mediocre statura [...] Il suo volto fu lungo, e il naso aquilino, e gli occhi anzi grossi che piccioli, le mascelle grandi, e dal labbro di sotto era quel di sopra avanzato; e il colore era bruno, e i capelli e la barba spessi, neri e crespi, e sempre nella faccia malinconico e pensoso.»

Il più antico ritratto documentato di Dante Alighieri conosciuto
Il più antico ritratto documentato di Dante Alighieri conosciuto
Palazzo dell'Arte dei Giudici e Notai, Firenze.
Databile intorno al 1336-1337, l'affresco è di scuola giottesca ed è il ritratto iconografico del poeta più vicino a quello ricostruito nel 2007
Dante rivolto verso il Purgatorio, Agnolo Bronzino
Dante rivolto verso il Purgatorio, Agnolo Bronzino
Saluto di Beatrice - Dante Gabriel Rossetti
Saluto di Beatrice - Dante Gabriel Rossetti
Dettaglio di Dante nella Disputa del Sacramento, Raffaello
Dettaglio di Dante nella Disputa del Sacramento, Raffaello
Dante incontra Beatrice ad un matrimonio - D. G. Rossetti
Dante incontra Beatrice ad un matrimonio - D. G. Rossetti
Dante e il suo poema – Domenico di Michelino
Dante e il suo poema – Domenico di Michelino
Dante Alighieri, Sandro Botticelli
Dante Alighieri, Sandro Botticelli
Dante in un ritratto di Gustave Doré
Dante in un ritratto di Gustave Doré
Luca Signorelli - ritratto di Dante
Luca Signorelli - ritratto di Dante
Dante e Beatrice - Henry Holiday
Dante e Beatrice - Henry Holiday
Dante - Andrea del Castagno
Dante - Andrea del Castagno
Raffaele Giannetti, Primo incontro di Dante e Beatrice 1877
Raffaele Giannetti, Primo incontro di Dante e Beatrice 1877

Incomincia la Comedia di Dante Alleghieri di Fiorenza, ne la quale tratta de le pene e punimenti de’ vizi e de’ meriti e premi de le virtù. Comincia il canto primo de la prima parte nel qual l’auttore fa proemio a tutta l’opera.

 
Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita. 3

Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura! 6

Tant’è amara che poco è più morte;
ma per trattar del ben ch’i’ vi trovai,
dirò de l’altre cose ch’i’ v’ ho scorte. 9

Io non so ben ridir com’i’ v’intrai,
tant’era pien di sonno a quel punto
che la verace via abbandonai. 12

Ma poi ch’i’ fui al piè d’un colle giunto,
là dove terminava quella valle
che m’avea di paura il cor compunto, 15

guardai in alto e vidi le sue spalle
vestite già de’ raggi del pianeta
che mena dritto altrui per ogne calle. 18

Allor fu la paura un poco queta,
che nel lago del cor m’era durata
la notte ch’i’ passai con tanta pieta. 21

E come quei che con lena affannata,
uscito fuor del pelago a la riva,
si volge a l’acqua perigliosa e guata, 24

così l’animo mio, ch’ancor fuggiva,
si volse a retro a rimirar lo passo
che non lasciò già mai persona viva. 27

Poi ch’èi posato un poco il corpo lasso,
ripresi via per la piaggia diserta,
sì che ’l piè fermo sempre era ’l più basso. 30

Ed ecco, quasi al cominciar de l'erta,
una lonza leggera e presta molto,
che di pel macolato era coverta; 33

e non mi si partia dinanzi al volto,
anzi ’mpediva tanto il mio cammino,
ch’i’ fui per ritornar più volte vòlto. 36


Temp’era dal principio del mattino,
e ’l sol montava ’n sù con quelle stelle
ch’eran con lui quando l’amor divino 39

mosse di prima quelle cose belle;
sì ch’a bene sperar m’era cagione
di quella fiera a la gaetta pelle 42

l’ora del tempo e la dolce stagione;
ma non sì che paura non mi desse
la vista che m'apparve d'un leone. 45

Questi parea che contra me venisse
con la test’alta e con rabbiosa fame,
sì che parea che l’aere ne tremesse. 48

Ed una lupa, che di tutte brame
sembiava carca ne la sua magrezza,
e molte genti fé già viver grame, 51

questa mi porse tanto di gravezza
con la paura ch’uscia di sua vista,
ch’io perdei la speranza de l’altezza. 54


E qual è quei che volontieri acquista,
e giugne ’l tempo che perder lo face,
che ’n tutti suoi pensier piange e s’attrista; 57

tal mi fece la bestia sanza pace,
che, venendomi ’ncontro, a poco a poco
mi ripigneva là dove ’l sol tace. 60

Mentre ch’i’ rovinava in basso loco,
dinanzi a li occhi mi si fu offerto
chi per lungo silenzio parea fioco. 63

Quando vidi costui nel gran diserto,
"Miserere di me", gridai a lui,
"qual che tu sii, od ombra od omo certo!". 66

Rispuosemi: "Non omo, omo già fui,
e li parenti miei furon lombardi,
mantoani per patrïa ambedui. 69

Nacqui sub Iulio, ancor che fosse tardi,
e vissi a Roma sotto ’l buono Augusto
nel tempo de li dèi falsi e bugiardi. 72

Poeta fui, e cantai di quel giusto
figliuol d’Anchise che venne di Troia,
poi che ’l superbo Ilïón fu combusto. 75

Ma tu perché ritorni a tanta noia?
perché non sali il dilettoso monte
ch’è principio e cagion di tutta gioia?". 78

"Or se’ tu quel Virgilio e quella fonte
che spandi di parlar sì largo fiume?",
rispuos’io lui con vergognosa fronte. 81

"O de li altri poeti onore e lume,
vagliami ’l lungo studio e ’l grande amore
che m’ ha fatto cercar lo tuo volume. 84

Tu se’ lo mio maestro e ’l mio autore,
tu se’ solo colui da cu’ io tolsi
lo bello stilo che m’ ha fatto onore. 87

Vedi la bestia per cu’ io mi volsi;
aiutami da lei, famoso saggio,
ch’ella mi fa tremar le vene e i polsi". 90

"A te convien tenere altro vïaggio",
rispuose, poi che lagrimar mi vide,
"se vuo’ campar d’esto loco selvaggio; 93

ché questa bestia, per la qual tu gride,
non lascia altrui passar per la sua via,
ma tanto lo ’mpedisce che l’uccide; 96

e ha natura sì malvagia e ria,
che mai non empie la bramosa voglia,
e dopo ’l pasto ha più fame che pria. 99

Molti son li animali a cui s’ammoglia,
e più saranno ancora, infin che ’l veltro
verrà, che la farà morir con doglia. 102

Questi non ciberà terra né peltro,
ma sapïenza, amore e virtute,
e sua nazion sarà tra feltro e feltro. 105

Di quella umile Italia fia salute
per cui morì la vergine Cammilla,
Eurialo e Turno e Niso di ferute. 108

Questi la caccerà per ogne villa,
fin che l’avrà rimessa ne lo ’nferno,
là onde ’nvidia prima dipartilla. 111

Ond’io per lo tuo me’ penso e discerno
che tu mi segui, e io sarò tua guida,
e trarrotti di qui per loco etterno; 114

ove udirai le disperate strida,
vedrai li antichi spiriti dolenti,
ch’a la seconda morte ciascun grida; 117

e vederai color che son contenti
nel foco, perché speran di venire
quando che sia a le beate genti. 120

A le quai poi se tu vorrai salire,
anima fia a ciò più di me degna:
con lei ti lascerò nel mio partire; 123

ché quello imperador che là sù regna,
perch’i’ fu’ ribellante a la sua legge,
non vuol che ’n sua città per me si vegna. 126

In tutte parti impera e quivi regge;
quivi è la sua città e l’alto seggio:
oh felice colui cu’ ivi elegge!". 129

E io a lui: "Poeta, io ti richeggio
per quello Dio che tu non conoscesti,
acciò ch’io fugga questo male e peggio, 132

che tu mi meni là dov’or dicesti,
sì ch’io veggia la porta di san Pietro
e color cui tu fai cotanto mesti". 135

Allor si mosse, e io li tenni dietro.


Dante nell'arte

Alcune delle più importanti raffigurazioni del Sommo Poeta

“Non ragioniam di lor,
ma guarda e passa.”

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